Qualche parola

1 June 2010 8:45 AM
by: admin

per un posto che ho lasciato:

Il cielo e’ terso, la Tramontana da nord, antipasto dell’inverno, soffia sotto i giacconi dei dairaghesi; i raggi dell’ultimo sole sulla via del solstizio del Capricorno s’alternano con l’ombra dei caseggiati, raffredda la centralissima via XXV Aprile, nelle prime ore della giornata.Il giornale in piazza, il mio cappuccio tiepido, al solito… e un’idea; i raggi del sole, ormai tangenti le grondaie, illuminano le facciate meridionali; meno lavoro oggi, qualche telefonata per avvisare, sì, voglio proprio godermi i colori del bosco, del nostro bosco. Lascio l’auto inquadrata dinanzi al centro sportivo, sistemo i pantaloni in vita, stringo la cintura – mannaggia questi chilogrammi di troppo – mi dirigo al bosco, vecchio caro bosco, che ho attraversato mille volte nelle estati coi miei nonni, bosco a cui non faccio visita da qualche anno, bosco che voglio riscoprire, nudo, cristilizzato, addormentato, vulnerabile.La pianta del Caco che supera l’imperscrutabile e pudica recinzione dell’orto mi affascina, che creazione il Caco, succosi frutti arancione, Diospoyros kaki in greco, cibo degli dei; offre il meglio di sé da svestito, insolente dolcezza.La strada si fa di terra e fango, si apre attraverso i campi, che, dorati d’estate, restituiscono il loro risvolto umido che profuma di Dairago, isola tra le citta” di questo sempre più cementificato futuro.La fattoria e’ gia’ operativa da ore, il latte scorre dalla Mucca produttrice alla cisterna metallica e ruotata che lo trasporterà a proficui utilizzi.Olcella a sud, con la torre rimoldea, mi riporta, per qualche istante, alla dimesione quotidiana della civilta” endemica; presto le fronde della Robinia mi celeranno nuovamente l’industrioso panorama, legato nella memoria alla macchina da cucire.La Robinia pseudoacacia, strana storia; indesiderato ospite dal diciassettesimo secolo, soppiantasti con la tua voracità l’elegante Fagacea che donava la ghianda – ma come non amarti Robinia? – gli anni passano, ormai Tu ricopri vegetali ricordi della mia generosa infanzia e di  tutte le generazioni vegete.All’ombra dei rami mi addentro sempre più verso occidente, spingendomi ai confini di Arconate,  dove la strada e” tesserata del mosaico delle foglie gialle e rosse, magie dell’autunno; dove gli alberi diradano posso avvistare la torre campanaria della parrocchiale di Sant’Eusebio, Dairago è ormai lontana, meglio riavviarsi verso casa.La pineta che d’estate e” anche nota come “L’Ustaria dul suciu” o scriver si voglia, la sostanza non cambia; all’osteria non si beve, all’osteria ci si fa gratificare dalla frescura, all’osteria si sta in compagnia duranti i torridi pomeriggi del luglio.La strada si allarga nuovamente, sterrata carrozzabile che ti dirigi retta verso la villa del monsignore, misteriosa e affascinante opera nei boschi della cascina Maddalena, l’autunno permette di scrutarti piu” chiaramente, ridimensiona l’ermetica atmosfera che ti cela dietro verdi foglie ed estive vegetazioni.Svolto verso oriente, percorrendo il sentiero che costeggiando il risino mi portera” infine al mio paese. Rincontro l’odiata/amata Robinia, nel suo intricarsi di rami, riassaporo il profumo della terra – me lo ricorderò a lungo – avvisto qualche Quercia, reduce dell’invasione seicentesca; le macerie del risino  ti lasciano intendere quello che fu, e che ora è tornato alla natura che si e” nuovamente impossessata di cio” che un tempo era stato suo, l’onnipresente pseudoacacia, riconosco poi un rachitico, ormai, melo selvatico, e i rumori della vita locale si rifanno percepibili.L’inconfondibile orizzonte di Dairago, il campanile della plebana San Genesio, i contorni delle Twin Towers nostrane, come mi piace evocare i condomini di via Zara; casa e” vicina, decido di allungare di qualche distanza la passeggiata cosi” da poter far visita al Pioppo, <em>arbor populis (albero del popolo) – secondo una leggenda, il suo nome potrebbe derivare dal rumore che la sua folta chioma produce col soffiare del vento, molto simile al brusio del popolo riunito in una piazza –  purtroppo d’autunno la pianta è muta, e il viaggio qua si conclude, non posso che rendermi conto di quanto sia vicino alle case dairaghesi.Caro, multicolore, pacifico, bosco di casa nostra.Sognare e” un diritto.ULTIME NOTIZIE: Ogni anno diverse tonnellate di rifiuti vengono impunemente abbandonati nei boschi di Dairago.Il bosco e” nostro amico, isola salvifica nella torbida estate, magica realta” pacificante d’autunno, dipinto di tranquillita”. Non facciamo soffocare il nostro bosco; dove c’era il fagiano ora sta un bel divano, dove v’era il coniglio e’deposto un groviglio,di cavi sintetici per fini non elettrici, dove la volpe cacciava selvaggina si trova ora una latrina.Quattro rime di speranzanon saranno mai abbastanza qua ci vuole la costanza di un amore illimitato a chi dona  e non viene ricambiato Ricordiamoci del nostro bosco cosicché dopo l’autunno ci sia un’altra primavera.Unica nota utile: per favore bambini, quando vedete papa” che carica sul camioncino il divano vecchio, chiedetegli dove lo sta portando.

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